DAMA: un servizio a rischio

Dall'assemblea è emersa una grande preoccupazione e rabbia per l'inequivocabile declino del servizio a causa della non messa a regime della struttura operativa, in particolare la mancata assunzione dell'organico medico che continua, dopo anni di promesse, ad operare in un clima di precarietà ormai non più accettabile.

Il Progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance) nasce nel 2000 dall'incontro tra l'esperienza di vita di LEDHA – lega per i diritti delle persone con disabilità e le risorse professionali e strutturali dell'Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano. Negli anni seguenti si è strutturata un'unità operativa in grado di offrire una risposta rapida ai problemi medici e chirurgici di persone con grave disabilità, in particolare con deficit comunicativo.
Anche le persone con gravi disabilità possono infatti presentare banali problemi di salute, acuiti dalla difficoltà di espressione; occorrono quindi figure professionali in grado di interpretarli.
Accanto a medici ed infermieri, dotati della necessaria esperienza, professionale e umana, nel modello DAMA sono presenti volontari formati per essere in grado di accogliere ed aiutare i genitori o chi accompagna la persona disabile a rapportarsi con l'ospedale.

Dal 2000 al 2008 sono state 20.739 le prestazioni totali erogate dal DAMA (ricoveri in day hospital, ricoveri ordinari, accessi in pronto soccorso e prestazioni ambulatoriali) per un totale di 3.384 pazienti presi in carico.
Molti utenti del DAMA sono persone con disabilità psichica e mentale che hanno un difficile rapporto con l'ambiente ospedaliero e le cure mediche in generale. Attraverso la flessibilità e l'esperienza degli operatori DAMA si riesce a trovare le giuste soluzioni per effettuare gli esami necessari, scoprendo così spesso annosi problemi di salute.
Tutto questo, che dovrebbe rappresentare un esempio di buone prassi sia per la risposta ai bisogni di questa utenza ma anche per il risparmio che il sistema sanitario lombardo ottiene da un servizio efficace, rischia di chiudersi a causa della mancanza di scelte e di assunzione di responsabilità da parte dell'amministrazione dell'Ospedale San Paolo e da una sottovalutazione del problema delle Istituzioni competenti, a partire dalla Regione Lombardia.

Ma il problema va oltre il servizio "DAMA". Da dati europei si desume che l'aspettativa di vita per le persone con disabilità grave intellettiva e psichica è di molto inferiore alla media e non per particolari patologie acquisite, ma "solo" per la difficoltà ad accedere ai servizi sanitari.
E' per questo che LEDHA intende porre con forza all'Assessorato alla Salute della nostra Regione la richiesta, in primis, di regolarizzare e rilanciare il servizio "DAMA" dell'Ospedale San Paolo ma anche di istituire un tavolo che possa programmare la diffusione di questo servizio presso altre Aziende Ospedaliere, in modo da poter coprire il territorio lombardo definendo un sistema di presa in carico multidisciplinare che possa dare risposte certe alle persone con disabilità ed accompagnare e supportare le loro famiglie.
Per questo LEDHA chiede un incontro urgente con l'Assessore Regionale alla Salute, dott. Bresciani, per discutere di questa situazione e dare risposte concrete ai famigliari presenti oggi in assemblea ed ai tantissimi altri che non hanno potuto partecipare, ricordando a tutti noi l'art. 32 della Nostra Costituzione che sancisce il diritto alla salute per ogni individuo e l'art. 25 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sul diritto alla Salute che cita:
"Gli Stati Parti riconoscono che le persone con disabilità hanno il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni fondate sulla disabilità. Gli Stati Parti adottano tutte le misure adeguate a garantire loro l'accesso a servizi sanitari che tengano conto delle specifiche differenze di genere, inclusi i servizi di riabilitazione. In particolare, gli Stati Parti devono:

 

  • fornire alle persone con disabilità servizi sanitari gratuiti o a costi accessibili, che coprano la stessa varietà e che siano della stessa qualità dei servizi e programmi sanitari forniti alle altre persone, compresi i servizi sanitari nella sfera della salute sessuale e riproduttiva e i programmi di salute pubblica destinati alla popolazione;
  • fornire alle persone con disabilità i servizi sanitari di cui hanno necessità proprio in ragione delle loro disabilità, compresi i servizi di diagnosi precoce e di intervento d'urgenza, e i servizi destinati a ridurre al minimo ed a prevenire ulteriori disabilità, segnatamente tra i minori e gli anziani;
  • fornire questi servizi sanitari alle persone con disabilità il più vicino possibile alle proprie comunità, comprese le aree rurali;
  • richiedere agli specialisti sanitari di prestare alle persone con disabilità cure della medesima qualità di quelle fornite agli altri, in particolare ottenendo il consenso libero e informato della persona con disabilità coinvolta, accrescendo, tra l'altro, la conoscenza dei diritti umani, della dignità, dell'autonomia, e dei bisogni delle persone con disabilità attraverso la formazione e l'adozione di regole deontologiche nel campo della sanità pubblica e privata;
  • vietare nel settore delle assicurazioni le discriminazioni a danno delle persone con disabilità, le quali devono poter ottenere, a condizioni eque e ragionevoli, un'assicurazione per malattia e, nei paesi nei quali sia consentito dalla legislazione nazionale, un'assicurazione sulla vita;
  • prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità.

 

Le persone con disabilità e le loro Famiglie, le loro Associazioni e LEDHA, sono pronti, in caso di risposte dilatorie, a difendere il "DAMA" e il diritto alla presa in carico del sistema sanitario regionale predisponendo già da ora un calendario di mobilitazioni che vedranno al centro una campagna di comunicazione sui motivi di questa gravissima situazione venutasi a creare.

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