Le persone con disabilità escluse dal progetto di riqualificazione del Marchiondi

Il Comune di Milano ha annunciato la riqualificazione dell’ex istituto nel quartiere Baggio. Un ambizioso progetto di studentato universitario che però mette alla porta il Centro Diurno Noale e le venti persone con disabilità che lo frequentano. L’Associazione Coordinamento Familiari Cdd Milano chiede una revisione del progetto che lo renda concretamente inclusivo.

Nel quartiere Baggio di Milano sta per prendere il via un ambizioso progetto di rigenerazione urbana: la struttura architettonica dell’istituto Marchiondi, capolavoro dell’arte brutalista, tornerà a nuova vita dopo quarant’anni di degrado.

Si tratta di un progetto molto ambizioso che ha ricevuto molta attenzione anche da parte dei media, in cui è coinvolto direttamente anche il Comune di Milano (proprietario dell’immobile) che lo scorso settembre ha presentato ufficialmente il progetto di riqualificazione, assegnando la gestione del nuovo studentato alla Fondazione Collegio delle università milanesi. Per Anna Scavuzzo, vicesindaco e assessore all’Istruzione del Comune di Milano “questo progetto rappresenta una valorizzazione del patrimonio del Comune che trasforma il degrado in bellezza e una difficoltà in opportunità, in collaborazione con l’Università e le imprese: un luogo storico dell’educazione milanese che torna a vivere, testimoniando l’importanza di investire sui giovani”.

Ma c’è una voce che in questi mesi non ha trovato ascolto: quella delle venti persone con disabilità che frequentano il Centro diurno disabili Noale che, da quarant’anni, ha sede all’interno dell’edificio. Uomini e donne che il progetto ha ignorato o, meglio, cancellato e che dall’estate 2025, con l’avvio dei lavori, saranno sfrattati per essere ricollocati altrove o ridistribuiti nei Cdd di altre zone di Milano e che non faranno più ritorno in via Noale

Per Maria Spallino, presidente dell’Associazione coordinamento familiari CDD di Milano, questo progetto “è innanzitutto un’occasione persa. Per una città che dovrebbe avere, in ogni iniziativa di rigenerazione e riqualificazione urbana, attenzione a individuare punti di contatto e di contaminazione fra realtà sociali diverse, questo progetto è una dichiarazione di resa nei confronti della cultura dell’inclusione. Quale migliore occasione di contaminazione il far convivere fianco a fianco studenti e persone con disabilità?”.

La chiusura del Cdd e il trasferimento degli utenti in altre strutture di altri Municipi del Comune di Milano, invece, porteranno allo sradicamento e smembramento del gruppo, imponendo una ricostruzione altrove delle giornate di queste persone, non solo all’interno dei nuovi Cdd di destinazione, ma anche sul territorio, facendo così saltare le relazioni e le occasioni di contatto che creano ponti di inclusione fra la società attiva, le persone con disabilità e le loro famiglie.

Per questi motivi l’Associazione Coordinamento Familiari Cdd Milano chiede che il Cdd Noale sia ricompreso nel progetto con una visione innovativa che favorisca la condivisione e l’arricchimento reciproco fra cittadini in formazione e cittadini con fragilità. 

Una richiesta condivisa anche dal direttivo di Ledha Milano Città Metropolitana, che affiancherà l’associazione familiari nelle prossime interlocuzioni con il Comune di Milano per trovare una soluzione. “Disperdere l’esperienza del CDD Noale sarebbe una sconfitta, per tutti -commenta il presidente di Ledha Milano, Enrico Mantegazza-. In origine, il Marchiondi era destinato ad accogliere i ‘ragazzi difficili e in condizioni di fragilità’: aveva dunque una forte componente sociale che non dovrebbe andare dispersa. Fare in modo che nello stesso edificio si incontrino, vivano e interagiscano giovani studenti e persone con disabilità sarebbe un modo vero per fare inclusione, applicando concretamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”.

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