Le associazioni italiane impegnate nella tutela dei diritti delle persone con disabilità lanciano un grido d’allarme contro le recenti pressioni esercitate dall’amministrazione Trump sulle aziende europee, accusate di promuovere politiche di Diversity, Equity, Inclusion and Accessibility (DEIA) considerate “discriminatorie” dal nuovo corso politico statunitense.
La Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie (FISH) ha preso posizione con fermezza, condannando quella che definisce una “inaccettabile ingerenza” nelle scelte sovrane delle imprese europee. La richiesta avanzata alle grandi aziende europee di conformarsi a un ordine esecutivo volto a ridurre gli impegni nella promozione della diversità e nella lotta alla discriminazione rappresenta -scrive FISH- un attacco inaccettabile ai diritti umani. La federazione ribadisce che le politiche di inclusione non sono una concessione, ma un diritto inalienabile: “Non tollereremo che imposizioni esterne indeboliscano il valore universale della diversità e dell’equità sociale”, ha concluso il presidente, Vincenzo Falabella.
La controversia nasce dal nuovo orientamento dell’amministrazione Usa che, con un ordine esecutivo, ha imposto alle aziende statunitensi (e ora anche a quelle straniere che operano con il governo americano) di rivedere o eliminare le proprie politiche DEIA, pena l’esclusione dagli appalti pubblici. Una misura che ha già attraversato l’Atlantico: le ambasciate statunitensi nei diversi Paesi europei, compresa quella italiana, hanno già inviato lettere formali ai propri fornitori locali chiedendo chiarimenti sulle politiche del personale.

Anche CoorDown, coordinamento nazionale delle associazioni per le persone con sindrome di Down, si unisce alla denuncia, definendo questa dinamica un vero e proprio “dazio sull’inclusione”. “L’Europa civile non può arretrare”, scrive CoorDown nella lettera aperta inviata alle più alte cariche dello Stato italiano, a partire dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Ciò che l’amministrazione statunitense definisce ‘discriminazioni illegali’ sono, in Europa, diritti sanciti da trattati, direttive e costituzioni. Nessun radicalismo può scalfire la cultura dei diritti fondamentali”.
Per questo, CoorDown chiede un intervento immediato del governo italiano affinché venga ribadita, anche in sede internazionale, la distanza del nostro Paese da qualsiasi visione regressiva in materia di diritti civili e inclusione sociale. L’associazione ha lanciato anche una raccolta firme, aperta sia alle organizzazioni che ai singoli cittadini, per sostenere la lettera e affermare il diritto all’inclusione come valore non negoziabile. È possibile aderire scrivendo a adesioni@coordown.it o firmando la petizione online.
Le associazioni firmatarie si dicono pronte a proseguire la battaglia “in Italia e nel mondo, per un futuro dove l’inclusione non sia un’opzione, ma un diritto non negoziabile”.


