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Coordinamento associativo della città di Milano
per i diritti delle persone con disabilità

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21/01/2021

Quarant'anni di AGPD: scuola, lavoro e dopo di noi per le persone con sindrome di Down

Secondo le intenzioni delle fondatrici, l'associazione, nata nel 1981, avrebbe dovuto sciogliersi una volta completato il percorso di integrazione scolastica dei figli. Le loro battaglie continuano ancora oggi

Era il 1981 quando un gruppo di genitori (in gran parte madri) di bambini con sindrome di Down hanno deciso di dare vita un’associazione temporanea per permettere ai propri figli di iniziare il loro percorso scolastico nella “scuola per tutti”. “Solo pochi anni prima, nel 1977, era stata approvata la legge sull’inclusione scolastica, ma i percorsi erano tutti da costruire e sono state combattute molte importanti battaglie in quegli anni -ricorda Rita Viotti, mamma di un ragazzo con sindrome di Down ed ex presidente di AGPD (Associazione genitori e persone con sindrome di Down)-. Erano fermamente convinte che l’associazione dovesse chiudere nel momento in cui, superato il tema dell’inclusione scolastica, i più grandi tra i loro figli avessero trovato lavoro”.

La storia, invece, è andata diversamente. E il 16 gennaio 2021 AGPD ha festeggiato i primi 40 anni di attività. Purtroppo, l’emergenza Covid ha costretto a ridurre al minimo i festeggiamenti, con la speranza di poter celebrare questo importante traguardo nel prossimo futuro, quando sarà possibile farlo in sicurezza, con un evento che coinvolga la città di Milano. “AGPD è nata dalla spinta di quel gruppo energico di donne, tra cui voglio ricordare la prima presidente, Carmen Rotoli: hanno tracciato una strada su cui la generazione successiva di genitori ha continuato a camminare e su cui ora si stanno concentrando le energie di tante giovani mamme”, commenta Rita Viotti.

Generazioni di genitori si sono passate il testimone in un lavoro quotidiano e costante per affermare i diritti dei propri figli e di tutte le persone con sindrome di Down a Milano, in Lombardia e in tutta Italia grazie al contributo che l’associazione ha dato all’interno dei coordinamenti nazionali. “AGPD ha lavorato molto sul piano comunicativo per promuovere una cultura rispettosa nei confronti delle persone con disabilità ed evitarne la sperimentazione -ricorda Viotti-. Un altro importante risultato di AGPD è stato ottenuto grazie allo straordinario impegno del dottor Umberto Formica: ha curato un volumetto focalizzato sui bambini con sindrome di Down che è stato distribuito tra tutti i pediatri di Milano. Un testo fondamentale, che ha segnato un importante passo avanti nella cultura scientifica per i pediatri di base. Ancora oggi lo mettiamo in mano ai neo-genitori”.

All’inizio degli anni 80, la sfida principale su cui si concentravano gli sforzi di AGPD era quella dell’inserimento scolastico dei bambini e dei ragazzi con sindrome di Down. Con il passare degli anni -e mentre i ragazzi crescevano, diventando giovani adulti- la sfida è cambiata e gli sforzi si sono concentrati sul tema dell’inserimento lavorativo, anche in settori non protetti. “Anche in questo campo la sfida culturale -sottolinea-. Troppo spesso, infatti, ai ragazzi con sindrome di Down che completano il percorso scolastico viene proposto di entrare in un servizio. Quando invece abbiamo ottime esperienze di giovani che lavorano con successo e gratificazione già da molti anni”.

Nel prossimo futuro, la sfida più importante che l’associazione dovrà affrontare con tutte le sue forze è quella del “Dopo di noi”. “È arrivato il momento per AGPD di occuparsi di questo tema e di farlo con forza: ragionando seriamente sullo sviluppo del dopo di noi -commenta Rita Viotti-. A Milano ci sono molte esperienze in questa direzione, ma non c’è nulla di consolidato. Alcune associazioni in questi anni hanno messo in gioco le proprie risorse, anche economiche, per affittare un appartamento e avviare sperimentazioni. Si tratta di esperienze importanti, ma non sono sufficienti. Per raggiungere risultati importanti, e che durino nel tempo, è necessario che le associazioni lavorino in rete con le istituzioni e tutte le realtà attive sul territorio”.

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