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Coordinamento associativo della città di Milano
per i diritti delle persone con disabilità

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05/01/2021

La Milano che vorremmo nel 2021

Le elezioni comunali, l'esigenza di ripensare il sistema dei servizi per le persone con disabilitą, i progetti per l'appuntamento Olimpico del 2026. Ne parla il presidente di Ledha Milano, Enrico Mantegazza

"Il 2020 è stato un anno difficile, faticoso e doloroso per tanti di noi. La pandemia da Covid 19 e il lockdown hanno segnato in maniera profonda (e spesso dolorosa) la vita di centinaia di persone con disabilità e delle loro famiglie. Sarebbe riduttivo, tuttavia, ricondurre solo alla pandemia da Covid 19 le difficoltà che le persone con disabilità, i loro familiari e le associazioni milanesi hanno vissuto nel corso dell’ultimo anno. Come abbiamo già scritto in una lettera inviata al sindaco Beppe Sala (a cui, duole sottolinearlo, non abbiamo mai ricevuto risposta) già prima dell’emergenza Covid, il sistema dei servizi comunali per le persone con disabilità era inadeguato e incapace di dare risposte alle esigenze delle persone".

Il 2020 è ormai alle nostre spalle, mentre il 2021 presenta già una serie di sfide e nuovi impegni per il mondo delle associazioni con disabilità. Ne abbiamo parlato con il presidente di Ledha Milano, Enrico Mantegazza.

Nel 2021 ci saranno le elezioni. Quali sono le richieste di LEDHA Milano ai candidati sindaco?

Durante le campagne elettorali è molto alto il rischio che i candidati usino facili slogan, lanciando promesse che poi difficilmente si tradurranno in realtà. Noi, ovviamente siamo disponibili fin d’ora per un confronto con tutti gli aspiranti candidati sindaco per esprimere le nostre aspettative per il futuro della città e per il futuro delle politiche rivolte alle persone con disabilità. E abbiamo alcune richieste ben chiare, fin da ora.

Ad esempio?

Il Comune di Milano torni a svolgere il ruolo di decisore politico e di mediazione tra le diverse posizioni in campo. Ci sono molte partite aperte, ad esempio quella sulla gestione dei servizi diurni, che vede la posizione degli enti gestori e quella delle famiglie delle persone con disabilità difficilmente conciliabili seppur entrambe legittime. Da troppo tempo il Comune non svolge il ruolo di mediatore tra le diverse posizioni per trovare una soluzione definitiva. Inoltre, negli ultimi mesi c’è stato un elevato ricambio tra i dirigenti degli uffici con cui il mondo associativo si interfaccia: i continui cambiamenti e la mancanza di punti di riferimento rende più complesso il lavoro di confronto e mediazione per le associazioni.

In quest’ottica, sarebbe auspicabile la creazione di una task force all’interno della “macchina” comunale come avete chiesto nella lettera inviata al sindaco Sala lo scorso ottobre?

Quello sarebbe l’ottimo. Nella nostra lettera abbiamo chiesto al Comune di dare vita a una task force che unisca figure tecniche, famiglie, persone con disabilità esperti e in cui confluiscano tutte le politiche per la disabilità del Comune di Milano. A coordinare i lavori dovrebbe essere un “disability manager” cittadino. In questo modo, a nostro avviso, sarà possibile abbattere i rigidi confini tra assessorati, orientando la riflessione e l’elaborazione progettuale verso una città che sia per tutti: accessibile, inclusiva e garante dei diritti.

Quali invece i percorsi già avviati e su cui sarebbe opportuno continuare a investire?

Quella di spostare verso i Municipi i servizi territoriali, compresi quelli per la disabilità, è stata una scelta positiva sulla carta, ma perché divenga concretamente un passo avanti è necessario che vengano potenziati investendo risorse economiche e professionali. I Municipi sono luoghi di prossimità tanto più utili alle persone con disabilità, che spesso hanno difficoltà a spostarsi, sia per accedere a servizi di uso comune come l’anagrafe, sia per quelli specificatamente rivolti alle persone con disabilità.

Chiunque sarà il prossimo sindaco di Milano, dovrà mettere mano ai progetti per le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2026. Che impatto può avere questo evento sulla vita delle persone con disabilità?

Innanzitutto, auspico che l’appuntamento olimpico sia occasione per ripensare la città in chiave inclusiva e accogliente, completando il lavoro che era stato iniziato con Expo nel 2015. Le Olimpiadi, ma soprattutto le Paralimpiadi, pongono una sfida che, se ben affrontata, permetteranno di lasciare un’eredità importante a Milano e nelle altre città lombarde coinvolte nel progetto. Nei giorni della manifestazione dovremo ripensare all’accessibilità dei palazzetti e delle strutture sportive, ma non solo. Arriveranno squadre di atleti paralimpici da tutto il mondo: i mezzi pubblici, gli alberghi e i ristoranti dovranno essere pronti ad accoglierli al meglio. 

Le Olimpiadi possono essere un incentivo a eliminare le barriere architettoniche e rendere più accessibile Milano?

Certamente, ma l’accessibilità fisica degli spazi non è l’unica su cui dover intervenire. Anche le persone con disabilità sensoriale e cognitiva sperimentano forme di barriere e ostacoli che limitano la loro capacità di fruire liberamente della città e dei luoghi pubblici. Garantire una piena accessibilità, ad esempio, significa anche eliminare le barriere alla comunicazione -penso soprattutto alle persone sorde- e fornire informazioni in linguaggio semplificato a chi ha una disabilità di tipo cognitivo.

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